Progetti / Claudio Mecozzi
DUE CASI DI URBAN SPRAWL NEL FERMANO
Località
Fermano,regione Marche
Anno
2025
Condizioni
Ricerca/Tesi
Tipologia
Spazi pubblici e paesaggio
Struttura prevalente
Altro
Non è stata colta l'opportunità per realizzare il nuovo ospedale provinciale del fermano in integrale sinergia con la Mezzina, sì da completarla, relativamente al territorio provinciale. Ciò avrebbe aperto ad una collocazione migliore. Il nuovo ospedale costruito a Montone di Fermo avrebbe offerto un miglior microclima,aria più salubre e miglior panoramicità. La scelta di costruirlo a Campiglione incrementa il carico urbanistico in un area già fortemente congestionata, con tutte le conseguenze che ne derivano.
L'occasione straordinaria della ricostruzione post-sisma poteva rappresentare per Amandola una svolta epocale per il rilancio della città. Non è stata colta, è mancata una visione organica del futuro della citta,a prevalere è stato il caos.
In entrambi i casi si fà urbanistica della dispersione anzichè cogliere l'opportunità di un edificio collettivo per riqualificare la città ed il territorio.----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non e' certo la scelta migliore continuare a costruire il residenziale famigliare e collettivo nella vallata del Tenna, a ridosso delle aree industriali e commerciali. I due versanti della media vallata offrono meravigliosi crinali e colline dominanti il paesaggio all'intorno. Sono i luoghi di cui beneficiare a pieno del panorama della campagna marchigiana. Altitudini ideali per il benessere fisiologico. Sono le aree dove sorgono gli abitati storici, e restano i luoghi migliori dove costruire edifici residenziali. In tal modo potrà offrirsi una maggiore qualità dell'abitare, innescando,sopratutto con il residenziale collettivo, quel processo di riordino del territorio-paesaggio divenuto oramai imprescindibile. ----------------------------------------------------------------
Il nuovo ospedale dei Sibillini quale Presidio di Base sarebbe potuto sorgere in contrada Rustici di Amandola,certamente non prima dall'aver ristrutturato il Vittorio E.II. e superata l'emergenza post sisma. Il valico di Rustici è luogo baricentrico per le aree interne-montane delle tre province meridionali della regione, altura panoramica ben collegata dalla viabilità stradale (pedemontana). Questa proposta di un edificio collettivo pressochè isolato nel territorio-paesaggio, si costituisce scelta urbanistica d'eccezione. Tuttavia giustificata, in ragione anzitutto dell'ampliamento è dell'ottimizzazione del bacino d'utenza per questo importante servizio pubblico. E' l'eccezione che conferma la regola.------------------------------------------------------------------------
Una zona industriale, o come oggi si preferisce definire area produttiva, non può finire per trascinarsi dentro tutto. Vanno bene i nuovi centri commerciali, nelle loro differenti specificità, ma poi, bisogna metter dei paletti. Sopratutto occorre aprire scenari di riequilibrio insediativo attraverso le opportune opere ed incentivi. I contraccolpi negativi per la città ed il territorio-paesaggio a seguito del caos costruttivo si rivelano dirompenti. Sotto, distintamente, sono analizzati i due casi in esame.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
1) L'OSPEDALE PROVINCIALE DI CAMPIGLIONE
La sinergia tra strada Mezzina e nuovo ospedale provinciale avrebbe dovuto esser concepita integralmente; in questo modo il nuovo ospedale avrebbe potuto trovare una più adeguata collocazione. Con la costruzione del secondo tratto (Val Tenna-Val d'Aso) si sarebbe completata la Mezzina nella provincia di Fermo, collegando più agevolmente il capoluogo e direttamente il nuovo ospedale con tutte le vallate del territorio provinciale. Il gap con la vallata dell'Aso sarebbe stato colmato. La Mezzina avrebbe assolto in questo modo la sua principale ragion d'essere nell'ambito del fermano, indipendentemente dagli sviluppi nelle province confinanti. Si sarebbe potuto realizzare il nuovo ospedale in localita' Montone di Fermo, ugualmente ben collegato attraverso la Mezzina con la vallata del Chienti. Non si sarebbe alimentata la congestione urbanistica a Campiglione, con tutte le conseguenze per la mobilita' e non solo. Unitamente al nuovo ospedale provinciale, anche il secondo tratto della Mezzina fermana avrebbe potuto ad oggi esser interamente completato. Il nuovo ospedale a Montone in prossimità della strada di crinale (SP60) che raggiunge Porta S. Giuliano avrebbe avuto un organico inserimento nel territorio, seguendo lo sviluppo storico della città di Fermo.
Sarebbe stata un opportunità per riqualificare il quartiere dei Cappuccini e per orientare l'espansione edilizia della città. Si pensi ai servizi collaterali necessari in prossimità di un ospedale provinciale che possono esser offerti dai privati.
L'urbanistica che costruisce all'interno della citta' o in continuità con il suo sviluppo storico fà riqualificazione, implementa l'economia urbana, fà corretta espansione edilizia. Costruire edifici collettivi nei territori agricoli distanti dalla citta', senza alcuna relazione con gli insediamenti urbani, continuando ad insistere sulla vallata come nel nostro caso, produce dispersione, caos, problemi della mobilita', maggiori spese. Questo fenomeno si chiama urban sprawl. E' l'urbanistica del disordine che consuma indiscriminatamente suolo agricolo da un lato e spreca risorse urbane dall'altro. Costruire omogeneamente con il processo storico di sviluppo urbano costituisce indicazione fondamentale. Significa ricercare la compattezza del costruito nell'interazione piu' o meno prossima con i centri storici. Non farlo significa contribuire non poco alla distruzione del paesaggio. Sopratutto nei piccoli centri si fa' buon governo del territorio-paesaggio attraverso ogni intervento insediativo. Sommamente se di carattere pubblico.
Buona parte della media valle del Tenna è destinata alle attività produttive di carattere industriale e commerciale. Tuttavia andrebbe incentivata la residenza sulle piccole città storiche collinari, perche' e' anzitutto vantaggioso per la qualita' della vita. Il completamento della Mezzina, nella provincia fermana, costituisce incentivo ad una piu' adeguata distribuzione del nuovo costruito, nel territorio-paesaggio. Un opera in grado di aprire compiutamente alla circolazione trasversale l'area medio-bassa nelle tre vallate meridionali.
Il secondo tratto della Mezzina fermana poteva e può realizzarsi secondo criteri di sostenibilita'. Ammodernando opportunamente la viabilita' esistente, continuando ad adattarsi all'orografia dei suoli. Una strada che si integra alla rete stradale intercomunale, capace di intercettare organicamente anche la viabilità di crinale. Raggiungendo i crinali si raggiungono gli insediamenti urbani storici che in questo modo potranno esser valorizzati. Si può realizzare ugualmente una moderna infrastruttura viaria rispettando il territorio-paesaggio, che significa anch’esso economia (turismo).
Il nuovo ospedale a Montone posto sull'altura del crinale avrebbe consentito di usufruire al meglio della benefica terapia della vista sul paesaggio agricolo marchigiano e si sarebbe altresì potuto godere di un microclima piu' salubre. La proposta del nuovo ospedale a Montone con contestuale completamento della Mezzina nella Provincia di Fermo fù fatta a tempo debito, ma fù scartata. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
2) IL CASO DI AMANDOLA
La dispersione urbanistica di Campiglione (modello negativo) è stata presa come modello positivo per Amandola nell’area di Piandicontro. E’ l’urbanistica praticona, dove non si programma o si programma male, dove basta “mettere a terra” , non importa se si tralasciano aspetti fondamentali per l'assetto della città. Il risultato è caos e spreco di risorse. La città diviene come un magazzino disordinato, dove si depositano gli oggetti alla meno peggio. Una ricostruzione quella di Amandola dove non c'è stata visione organica di quello che si andava facendo e i nodi non sono stati affrontati,neanche visti. Vi erano tutte le condizioni per ristrutturare il Vittorio E.II. Questo avrebbe richiesto il corretto approccio all'emergenza. Si sarebbero mantenuti i servizi in loco e lo status di Presidio di Base. Operativamente significava restare sul pezzo, senza divagare altrove. Sarebbe stata l’occasione per riqualificare l’intera area nord-ovest di Amandola, coinvolgendo i terreni agricoli adiacenti a ridosso del centro storico e del colle Agello, includendo la stessa Piazza Garibaldi. Nuovo ingresso carrabile in città (rotatoria su via Roma con la nuova via Bora in quota),terrazzamenti da destinare a parcheggio e non solo,aree sosta bus turistici,aree campers,aree sportive e ricreative,un ascensore per il centro storico,percorsi pedonali sicuri ed agevoli,orti urbani per incentivare il ripopolamento del centro storico.Un intervento che avrebbe cambiato il volto della città dotandola di infrastrutture vitali, indipendentemente dalle destinazioni d’uso future. Proposta fatta prima delle amministrative del 2019,non supportata, bocciata. *
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Piandicontro è divenuto così una sorta di piccolo Campiglione, c’è di tutto e di più; in tal modo si è però incentivata la desertificazione del centro storico e del colle Agello. Si è girato attorno ai problemi guardandosi dall'affrontarli. Risorse distribuite tutt'attorno alla città, senza riqualificare nulla. La tangenziale est avrebbe potuto esser occasione per valorizzare l'area produttiva di Piandicontro. Attraversata dalla nuova strada, la piana di Piandicontro sarebbe stata messa in condizione di esprimere al meglio il suo potenziale logistico. Una strada di scorrimento che avrebbe aperto a più ampie prospettive economiche, dando respiro ed ampliando il polo produttivo di Amandola. Il tracciato dell'ex stazione ferroviaria avrebbe potuto riservarsi per le future espansioni (residenziale,edifici ed impianti pubblici,etc). Una strada urbana di quartiere sarebbe stata quella sull'ex tracciato della stazione, integrata con la viabilità esistente avrebbe trovato sbocco all'incrocio di Montefortino, da risolversi come confluenza di tutta la viabilità in quell'area. Quì sì che serve una rotatoria! La tangenziale est malamente interpretata ha trascinato con sè la costruzione di due rotatorie che non sarebbero dovute esistere. L'urbanistica si fà tenendo conto di tutto. Girare attorno ai problemi senza misurarsi ed interagire con il tessuto urbano esistente non li ha risolti, ma aggravati. Anche questa proposta, fatta a tempo debito, non supportata, fù bocciata. Complimenti!
Con il nuovo "ospedale" a Piandicontro si è realizzato un brusco spostamento del baricentro della città che ne condizionerà per sempre il futuro, all’insegna della dispersione. Piandicontro non è più ora solo il centro delle attività produttive ma anche dei servizi pubblici primari. Una sorta di altra città distinta e distante da quella preesistente dove dovranno esser garantite le opere manutentive e non solo. Dal 1951 ad oggi il Comune di Amandola ha perso il 50% degli abitanti.Negli ultimi 50 anni perde mediamente 200 abitanti ogni censimento. Anzichè tenere serrate le maglie urbane profittando dell'ospedale che c'era per riqualificare, queste sono state allargate, ciò evidenzierà ulteriormente la decadenza,e diventerà più difficile fronteggiarla.
Il risultato di queste scelte si traduce in un colpo mortale per la città storica. Non si è profittato dell'opportunità per invertire la tendenza allo spopolamento del centro storico che al contrario nè risulta incentivato. Il risultato è un ulteriore problema per Amandola dove al patrimonio immobiliare semiabbandonato del centro storico si aggiunge ora il complesso dell'ex ospedale. Risorse preziose per l'economia urbana che invece di esser valorizzate divengono scarto. Urbanistica dello spreco,con tutte le gravi problematiche ed incognite che ne derivano, perchè a questo punto è il degrado la prospettiva all'orizzonte. L'opportunità della riqualificazione che con la presenza dell'ospedale poteva esser condotta al meglio dal Comune ,nell'interesse della città tutta, non è stata colta. Ora il problema si complica. Adesso è più facile trovare il finanziamento per ristrutturare l'ex Vittorio E. II ? E per quale destinazione d'uso? Una bella gatta da pelare, mentre era tutto a portata di mano. Complimenti!
Determinatosi un nuovo scenario urbano, la riqualificazione dell'area nord-ovest di Amandola, al fine della valorizzazione del centro storico, dove và a finire? Occasione più unica che rara per il rilancio della città è stata quella della ricostruzione post-sisma 2016, purtroppo è stata sprecata. A tempo debito furono fornite le opportune proposte e messo in guardia dai rischi; tutto ignorato. I temi urbanistici richiedono confronto onesto ed approfondito. Se si vuol offrire un vero servizio alla città e ai cittadini occorre promuoverlo, non boiccottarlo. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
*( Non vi era bisogno di danneggiare nè i cittadini nè la città per costruire una nuova struttura sanitaria oltretutto dalla identità incerta. Non si capisce ad ora se si tratta di un Presidio ospedaliero di Base come previsto dalla legge Balduzzi o di una Casa della Salute secondo i dettami dell'Amministrazione Regionale pre-2020. Nel mio articolo precedente intitolato FALLIMENTO TOTALE considero la possibilità di un nuovo ospedale per Amandola conservandone il livello di Presidio di Base. Come specificato, sarebbe stata una fase successiva,da avviare a ricostruzione conclusa. Una volta ottenuto il risultato della riqualificazione dell'area nord-ovest, con il Vittorio E.II ristrutturato ed operativo si sarebbe potuto avviare il percorso per un nuovo ospedale in località Rustici. Prendendosi tutto il tempo necessario si sarebbe potuto puntare,con la nuova Amministrazione Regionale ,ad un Presidio ospedaliero di Base interprovinciale avente carattere d'eccellenza. In definitiva si sarebbe seguito lo stesso criterio dell'Amministrazione Comunale di S. Benedetto del Tronto; ristrutturato il vecchio ospedale anni 70 ,ora è partita la progettazione per il nuovo.)
Piandicontro è una località nel Comune di Amandola sulla strada pedemontana che collega Ascoli Piceno a Macerata
Campiglione è una località sulla vallata del fiume Tenna nel Comune di Fermo
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