Progetti / ROCCO ANTONIO GATTO

CONCORSO INTERNAZIONALE DI IDEE PER LA REALIZZAZIONE DELLA NUOVA CONCATTEDRALE "SAN BENEDETTO"- “OPERA … ET LABORA” UN NUVO CENTRO PARROCCHIALE PER LAMEZIA TERME.

Località Lamezia Terme - Italia
Anno 2014
Condizioni Tavole di concorso
Tipologia Edifici pubblici
Struttura prevalente Cemento armato
“OPERA … et LABORA”, parafrasando la celebre citazione di S. Benedetto, dove la parola “ORA” si trasforma in chiave contemporanea rafforzandosi con un termine capace di “edificare”, creare un’OPERA, una “fabbrica” come le antiche cattedrali nella quale si celebri e si rivolga a DIO. La preghiera diviene atto, diviene pietra, corpo fisico nel quale la comunità possa riconciliarsi nello spirito e contemporaneamente aggregarsi. Appare necessario oggi fare una rilettura della “regola di S. Benedetto” con lo stato d’animo di un uomo del nostro tempo e scoprire una ricchezza inaspettata e soprattutto di sorprendente attualità, e farne linea guida e chiave di un percorso progettuale per una nuova chiesa. Una Chiesa solida, duratura e riconoscibile, che, come per le antiche cattedrali nate all’insegna della croce, la semplice vista susciti nell’animo del fedele che si avvicina una emozione profonda, una sorta di brivido e timore reverenziale e al contempo sicurezza ed accoglienza: - intorno alla cinta muraria del monastero, sarà determinato uno spazio “sacro”; i suoi confini stabiliti con precisione … questo spazio nella sua “immunità e sicurezza” non dovrà esser contaminato da nessun atto di violenza… (dal bando di CLUNY anno 519-520 - Urbano II) - La forma del progetto articola i volumi in una narrazione continua con quinte che segnano lo spazio, il movimento e soprattutto lo sguardo ed il passo del fedele diretto al cuore celebrativo. Ricercato è l’equilibrio tra spazio dei fedeli, azione liturgica e vuoto. In un continuo invito alla preghiera, gli spazi relazionali sottolineano la vocazione all’accoglienza e all’ascolto. Segno forte e al tempo stesso semplice formalmente è il volume della chiesa, di notevole riconoscibilità, si staglia con la sua forma a parallelepipedo verso il cielo. La grande forza dell’impatto visuale dell’architettura separa l’edificio dal contesto. Come nei tradizionali monasteri benedettini, la chiesa corregge con le sue linee verticali, il ritmo della composizione, accentuando lo slancio verso l’alto. L’altissimo volume, come accade nelle abbazie, segnala la sua presenza non più tra alberi e foreste, bensì tra palazzi e cemento. Essere quindi visti e testimoniarne la presenza. La collocazione della chiesa in posizione privilegiata al centro del complesso, al di sopra di un basamento, enfatizza il percorso di avvicinamento all’ingresso. Chiara è la riconoscibilità: lo studio degli spazi esterni valorizza il sagrato, il portale e il chiostro; lo spazio interno, duttile e flessibile è valorizzato dalla luce quale elemento architettonico. Si è pensato un nuovo complesso religioso con lo scopo preciso, di ieri come oggi, di unificare in una sintesi costruttiva e monumentale le funzioni e gli elementi seguendo articolazioni spaziali e cronologiche precise, cercando di non disperdere il tutto in una eccessiva parcellizzazione. Come le antiche abbazie benedettine tutto viene organizzato intorno ai portici del chiostro, reinterpretato in chiave contemporanea, cioè non più intercluso ma bensì aperto alla piazza e alla città.